Non c’è sartoria senza manichino

Il busto, o manichino sartoriale è il braccio destro di ogni sarto o sarta professionista ma anche di chi cuce per passione.
È su questo oggetto infatti che ogni creazione di moda nasce e prende forma.

I primi manichini sartoriali

Le prime notizie sull’uso dei manichini risalgono al 1700. Parliamo di bambole di circa 50 centimetri che venivano utilizzate nelle sartorie parigine e londinesi per presentare gli ultimi modelli in voga in quel momento, riservati alle élite delle corti europee o alle famiglie aristocratiche, a cui venivano presentate o anche spedite oltreoceano.

In questo modo le signore del tempo potevano scegliere modelli, tessuti e colori, per poi procedere a farsi realizzare il capo su misura dallo stesso atelier o da un sarto di fiducia.

Il nome manneken è di origine olandese e significa piccolo uomo, qualcuno ha ipotizzato che manichino derivasse dal francese manne, cesta in vimini, perché venivano realizzati con lo stesso procedimento dell’intreccio.
A Venezia venivano chiamate piavole de Franza, bambole di Francia.

Dalla seconda metà dell’ottocento le dimensioni dei manichini sartoriali aumentano, fino ad arrivare a quelle attuali. Si fa infatti strada una nuova modalità di confezione degli abiti.

Fino ad allora tutti i vestiti erano realizzati su misura. Da lì deriva la definizione inglese Tailor made, cioè tutto quello che viene fatto ad hoc, esattamente per qualcuno, e taylor altro non è che il nome inglese di sarto.

Fino alla metà del 1800 era il cliente a presentarsi in atelier e farsi prendere le misure, accompagnando il sarto nella realizzazione dell’abito passo passo con appuntamenti di revisione e sdifettamento.

Celeberrima è la bambola di Madeleine Vionnet, Maestra della couture parigina e inventrice dello sbieco, che nel 1900 realizzava i suoi modelli sempre prima sulla bambola, e poi con precisione impeccabile sul corpo delle sue modelle e clienti.

Madeleine Vionnet manichino sartoriale
Madeleine Vionnet al lavoro sulle sue bambole, c.ca 1900

Con il tempo e l’avanzare della moda e della relativa nuova esigenza di possedere più abiti trainata dalla nascente borghesia, si fa strada la necessità di una standardizzazione della confezione. Vengono così realizzati i primi busti sartoriali, strumenti indispensabili per ogni buon atelier e sarto che volesse poter produrre più capi e in meno tempo, pronti ad essere venduti.

In nessun modo questa innovazione va a sostituire il lavoro di sarti e creatori di moda con lo studio e il lavoro sulla figura umana.

Se questo vale per i piccoli sarti e le prime produzioni più industrializzate, certamente resta un caposaldo anche dei più grandi Couturier del 900, da Coco Chanel, a Jeanne Lanvin, Elsa Schiaparelli e Christian Dior, che elevano il concetto del pezzo unico sartoriale al grande concetto di Moda, continuando a lavorare sul corpo e per il corpo, ma con un approccio sempre più industriale nella produzione supportato anche dal grande strumento del busto sartoriale.
Uno strumento di creazione sempre accanto a sé, dove poter pensare, lavorare a moulage, smontare, rifare, senza dover attendere una persona su cui provare.

sorelle fontana manichino sartoriale
Le Sorelle Fontana in atelier, fine anni ‘50

Proporre abiti già pronti per essere venduti significa doverli mostrare, ed ecco che nascono anche i manichini da vetrina.

In cosa si differenzia il manichino da vetrina?

Con i primi capi ready made e i primi negozi di abbigliamento, ecco l’esigenza di una figura umana da esposizione.

Quella dei manichini da esposizione è una storia ricca, la storia dell’evoluzione del concetto di store e di visual merchandising, con tutte le sue implicazioni legate al Mondo di un marchio di moda, al suo heritage, alla storia che ci racconta e sono tante le tipologie di manichino quante sono le storie che devono raccontare.

Dal manichino da vetrina realistico che imita gli atteggiamenti delle persone, prodotto con lineamenti e colori naturali al manichino da esposizione stilizzato, che del corpo enfatizza solo alcune parti o movimenti.

Realizzati con parti smontabili per poterli vestire senza complicazioni, o pezzi d’arte complessi, i manichini da esposizione ci fanno immedesimare e immaginare come ci donerebbe quell’abito. Ci possono far rammaricare di non possedere la loro taglia, ma sono comunque sempre più gentili dei busti sartoriali, che ogni tanto pare si stufino e richiedano di nuovo l’intervento umano:-).

abito Chanel manichino sartoriale
Ultime lavorazioni su un abito Chanel – PE 1996

Le tipologie di manichini sartoriali in commercio

Il manichino usato in sartoria è formato da un guscio in legno, cartapesta o plastica, rivestito in tessuto imbottito che riproduce il busto di donna, uomo e bambino in diverse taglie, sorretto da una piantana o treppiede.
Lo scopo dei busti sartoriali è quello di poter impostare la costruzione sartoriale di un capo direttamente sul modello del corpo, provando man mano diverse soluzioni, appuntando spilli e realizzando modifiche direttamente sull’indossato.

Manichini sartoriali regolabili

I Manichini sartoriali regolabili sono ottimi per la sartoria su misura e per confezionare abiti di persone con fisicità diverse. Il guscio ha un meccanismo interno che regola perfettamente la taglia alla forma fisica desiderata.
Alcuni manichini regolabili permettono anche di regolare le dimensioni del seno, ecco perché questa tipologia è molto usata dai sarti che confezionano abiti da sposa o che lavorano principalmente con l’abbigliamento su misura.

Manichini sartoriali a taglia fissa

I Manichini sartoriali a taglia fissa sono di diverse grandezze: piccole, medie, grandi o di taglia specifica su richiesta. Sono indicati se si lavora su taglie standard, come nel pret a porter e nell’Alta Moda.
Spesso i manichini a taglia fissa vengono utilizzati anche per allestire vetrine o showroom, per la loro bellezza e sapore di sartoria.

Perchè avere un manichino sartoriale in laboratorio

Ogni laboratorio sartoriale ha dei manichini in dotazione. Il manichino aiuta ad ottenere la giusta vestibilità dei capi.

Dopo aver disegnato un abito, progettato il cartamodello, passato su tessuto, tagliato e imbastito, l’abito va necessariamente misurato su un busto sartoriale per completare le modifiche e lavorare sulla reale vestibilità.
Dove acquistare manichini ad hoc
Il modo migliore per non sbagliare nella scelta del busto sartoriale indicato alla propria attività è quello di rivolgersi ad esperti del settore.
Gianpiero Urzetta offre servizi di consulenza e vendita non solo di macchine da cucire ma anche di busti sartoriali.
Non ti resta che chiedere un preventivo compilando il form di seguito.

Ma prima ti lasciamo con un bellissimo progetto. Parlando di manichini non possiamo non citare la A I 20/21 di Dior, che in tempi di Covid ha saputo celebrare la magia della moda partendo proprio dalla poesia delle origini, dal grandissimo couturier Christian Dior, la bellezza del lavoro in atelier e questi abiti realizzati con precisione maniacale su bambole, immerse nel mondo immaginifico di Matteo Garrone nel fashion film Dior Autumn-Winter 2020-2021 Haute Couture